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Pagina musicale.




'Tarantella".

 

La Tarantella é un ballo popolare antichissimo diffuso nel sud Italia e tramandato di generazione in generazione. Il tema principale della performance è la passione fra uomo e donna, che viene rappresentata con musica, balli e canti. Le origini della Tarantella si perdono nell'antichità: c'è chi addirittura sostiene, con una tesi romantica, che le Grazie abbiano insegnato questa danza alle donne di Capri per dare loro un mezzo per esaltare la bellezza e competere con l'ammaliante canto delle Sirene. Altri ritrovano nell'erotismo della danza il culto del dio Dioniso dell'antica Grecia, molto diffuso in tutta la Magna Grecia, e rivedono nella danza frenetica delle donne le antiche baccanti. Gli strumenti usati dai musicisti sono anch'essi tipici: il putipù, il triccheballacche, lo scetavaiasse ed il siscariello.
 

 

Il Carnevale
Il Carnevale, periodo che precede la Quaresima, è l'adattamento cristiano di antiche usanze pagane quali i lupercali (riti di purificazione del 15 febbraio celebrati dai sacerdoti "luperci") e i saturnali (festa popolare dell'antica Roma in onore di Saturno che nel periodo di svolgimento, tra il 17 e il 23 dicembre, annullava le barriere servili e sociali).
Dal Quattrocento, il Carnevale sostenne una serie di attacchi repressivi dai moralizzatori dell'epoca:  giudicavano infatti troppo "pagani" i riti, i festeggiamenti e i banchetti che si svolgevano in quel periodo. Mal tollerate erano anche le sagre popolari, talune alquanto rozze, come la festa dell'asino e quella dei folli, con stravaganze oltre misura.
Nonostante questo, il Carnevale ha continuato a dar vita a nuove forme celebrative: combattimenti tra classi diverse di cittadini o fra circoscrizioni, a colpi di sassi e bastoni (da cui l'uso degli attuali manganelli in plastica); lotte rituali tra rioni e quartieri di una stessa città (a tutt'oggi la battaglia delle arance a Ivrea) o tra cittadine diverse.
Questo accadeva per le strade, tra il popolo, mentre nelle quiete dei giardini e delle sale dei sontuosi palazzi, la nobiltà si dilettava in giochi "cortesi" sbalordendosi a vicenda per l'abilità nell'utilizzo delle armi.
Nel tardo Medioevo il travestimento si diffuse nei carnevali delle città. In quelle sedi il mascherarsi consentiva lo scambio di ruoli, il burlarsi di figure gerarchiche, il satireggiare vizi di persone o malcostumi con quelle stesse maschere, oggi note in tutto il mondo, che sono poi assurte a simbolo di città e di debolezze umane.
La tradizione del Carnevale ha fatto in modo che ogni regione italiana vanti una propria originalità richiamando turisti e visitatori da ogni parte del mondo.
I più famosi sono quelli di Viareggio e Venezia seguiti, con analoga notorietà, da quello pugliese di Putignano e da quello di Cento, nel ferrarese, gemellato col Carnevale di Rio de Janeiro.
Le prime notizie storiche certe sul Carnevale siciliano risalgono al 1600 e riguardano la città di Palermo e, col passare degli anni, la ricorrenza assunse sempre più sfarzo nella preparazione degli addobbi, dei costumi e delle maschere e potere sul desiderio collettivo di evadere dalla routine e dal quotidiano.

Anticamente in Sicilia si poteva assistere a delle danze particolari, come quella "degli schiavi" durante la quale i partecipanti, travestiti appunto da schiavi, ballavano per le strade pubbliche al suono di antichi strumenti turchi come i tamburi, o la così chiamata "Balla-Virticchi" per la quale i partecipanti si travestivano da pigmei e trattenevano il popolo.
Tra le maschere siciliane più caratteristiche del passato occorre decisamente ricordare quelle dei "Jardinara" (giardinieri) e dei "Varca" note soprattutto nella provincia di Palermo e quelle dei "briganti" e quella del "cavallacciu" note soprattutto nel catanese.
 
 


 
Anche il fasto culinario legato al Carnevale è un degno segnale dell'abbondanza della ricorrenza: durante questa settimana si fa largo uso di sughi di carne e di pietanze elaborate, come i "maccheroni al ragù" (pasta in casa preparata con 500 grammi di farina e qualche uovo e condita, appunto, con il ragù preparato con cotenna di maiale e spezie) e l'antico "Minestrone del giovedì grasso" preparato nella Contea di Modica (prevede di unire non solo le classiche verdure come le patate, le fave secche sgusciate, una cipolla, prezzemolo, sale e pepe, ma anche il lardo di maiale privato di cotenna e tagliato a cubetti), di dolci ricchi come le "Teste di Turco" (delle frittelle dolci ripiene di crema ed uva passa prodotti a Modica - Rg -) e dolci meno elaborati come la "Pignoccata”.

Attualmente l'abitudine di festeggiare il Carnevale è ancora molto sentito in tutta l'isola. Molte sono le feste organizzate dai privati, ma ancora più numerose sono quelle organizzate in forma pubblica e che possono vantare una secolare tradizione.

Ogni anno si ha la sfilata di carri allegorici infiorati costruiti in cartapesta, di gruppi folcloristici e mascherati, l'esibizione di cantanti e di majorettes, l'esecuzione di giochi popolari nonché l'attiva partecipazione degli abitanti della città e di numerosi turisti.
 
 
 
 
CARNEVALE VECCHIO E PAZZO
Carnevale vecchio e pazzo
s'è venduto il materasso
per comprare pane e vino
tarallucci e cotechino.
E mangiando a crepapelle
la montagna di frittelle
gli è cresciuto un gran pancione
che somiglia a un pallone.
Beve e beve e all'improvviso
gli diventa rosso il viso,
poi gli scoppia anche la pancia
mentre ancora mangia, mangia...
Così muore Carnevale
e gli fanno il funerale,
dalla polvere era nato
ed in polvere è tornato.
Gabriele D'Annunzio.
Il vestito di Arlecchino
Gianni Rodari
Per fare un vestito ad arlecchino
ci mise una toppa Meneghino,
ne mise un'altra Pulcinella,
una Gianduia, una Brighella.
Pantalone, vecchio pidocchio,
ci mise uno strappo sul ginocchio,
e Stenterello, largo di mano
qualche macchia di vino toscano.
Colombina che lo cucì
fece un vestito stretto così.
Arlecchino lo mise lo stesso
ma ci stava un tantino perplesso.
Disse allora Balanzone,
bolognese dottorone :
'Ti assicuro e te lo giuro
che ti andrà bene li mese venturo
se osserverai la mia ricetta:
un giorno digiuno e l'altro bolletta!".
Brighella
Son Brighella, attaccabrighe.
Ho la casacca con le righe,
righe verdi ed alamari,
sempre le tasche senza denari.
Mangio molto, non spendo mai:
niente soldi e niente guai!
La canzone delle mascherine
Un saluto, a tutti voi;
dite un po’ chi siamo noi?
Ci guardate e poi ridete?
Oh! mai più ci conoscete!
Noi scherziam senza far male,
Viva, viva il Carnevale!
Siamo vispe mascherine,
Arlecchini e Colombine,
diavolini, follettini,
marinai
bei ciociari
comarelle
vecchierelle:
noi scherziam senza far male,
viva, viva il Carnevale!
Vi doniamo un bel confetto,
uno scherzo, un sorrisetto;
poi balliamo
poi scappiamo.
Voi chiedete:
Ma chi siete?
Su pensate,
indovinate.
Siamo vispe mascherine,
Arlecchini e Colombine,
diavolini, follettini,
marinai
bei ciociari
comarelle
vecchierelle:
noi scherziam senza far male,
viva, viva il Carnevale!
Colombina
Vestito bianco
ho di bucato,
verde il grembiule
come un prato.
Dalla cuffietta
di tutti i colori
i riccioli
scappano fuori.
Carnevale
E’ tornato Carnevale.
Per la strada, tra un inchino
e una buffa riverenza,
vanno allegri un Arlecchino,
Colombina, Pantalone,
Corallina, Balanzone,
e Rosaura con Brighella
a braccetto a Pulcinella.
"Fo’ l’inchino......Serva sua"
"E io fo’ la riverenza, Eccellenza....!"
E giù risa, scherzi, grida e schiamazzi
di fanciulli e di ragazzi
I Burattini
Son di legno, son piccini,
colorati i vestitini;
sempre buoni e obbedienti,
svegli, allegri e sorridenti:
son delizia dei bambini.
che invenzione i burattini!

Quando alcun non li molesta,
dormon tutti in una cesta:
se ne stanno in compagnia
tutti, in pace ed armonia,
come tanti fratellini.
che gioia i burattini!

Pulcinella ed Arlecchino,
Stenterello e Meneghino,
con Brighella e Pantalone,
Colombina e Balanzone,
fanno ridere i bambini.
Viva, viva i burattini!

 

 

Vendemmia

Dai primi di agosto agli ultimi di novembre, per un terzo dell'anno cioè, le uve italiane pervengono a maturazione. L'Italia, infatti, è disposta in posizione abbastanza prossima alla direttrice nord-sud ed è attraversata da ben undici paralleli (dal 37° al 47°), il che porta a marcate differenze climatiche.
Si spiega così il lungo vendemmiale, che dalle uve agostane del sud (ad esempio il Primitivo) giunge fino alle uve novembrine del nord (il Ravoso di Piave). E notevole incidenza ha inoltre il clima nelle caratteristiche intrinseche delle uve stesse, per cui si passa dalle elevate gradazioni zuccherine di molte uve del sud alle gradazioni più modeste di quelle del nord; dai bassi contenuti in acidi nel sud, agli elevati contenuti nel nord, ecc.
 
Sagre in autunno

In molti luoghi d'Italia, lungo le vie dei piccoli borghi medievali, in autunno, in stupende cornici solitamente montane, si svolgono feste e sagre, le cui finalità sono: di esaltare e festeggiare i prodotti locali  e di mostrare le amenità del paese. Vengono organizzati, in tali occasioni, mostre di artigianato locale, spettacoli teatrali, animazione, musiche e balli e degustazioni dei prodotti tipici, accompagnati naturalmente da tanto tanto vino.
Per esempio è nota la simpaticissima Sagra dell' Uva a Marino, vicino Roma, che si tiene ogni anno la prima domenica di ottobre. E' collegata alla festa della Madonna del Rosario in onore della quale si svolge la processione. Nel pomeriggio c'è la rievocazione della battaglia di Lepanto del 7 ottobre del 1571, quindi un corteo in costumi rinascimentali che rappresenta il ritorno vittorioso di Marcantonio Colonna nel suo castello. La festa si conclude a sera con i fuochi artificiali. Durante tutta la durata della manifestazione agli ospiti viene donata uva e, per qualche minuto, le fontane gettano vino.

 

Video personali.