Quando il tempo tace, i fantasmi parlano- Dracula, leggenda e storia- 2000; edizione in cinque lingue, Pitesti, 2000, Casa editrice "Paralela 45".
Autore:Marilena Rodica Chiretu. (le varianti in romeno e italiano)

Dracula: QUANDO IL TEMPO TACE, I FANTASMI PARLANO.Un’esistenza, dolorosamente breve, tumultuosa e difficilissima per i Paesi Romeni creò una forte personalità, sulla quale Mehmed II stesso ha affermato che “non può conquistare il paese di un uomo che fa delle cose così grandi e particolari, che sa approfittare così bene della signoria e dei suoi sudditi”; “un uomo, il quale facendo tali bravure, meriterebbe di più” (Laonicus Chalcocondylas).
Eppure, la vita del grande voivoda valacco fu brevissima e tormentata, una strada sinuosa, che gli offrì pochi momenti di pace e di soddisfazioni, un cammino che serpeggiò tra difficili ostacoli, ma soprattutto, il quale mise in risalto la sua bravura nell’affrontare ed eliminare i pericoli, periodo che culminò con la campagna antiottomana degli anni 1461-1462. Si considera che sia nato nel 1431, che sia stato prigioniero dai turchi tra 1442 e 1448, errante nella Moldavia e nella Transilvania nel periodo degli anni 1448-1456, prigioniero ed incarcerato a Buda tra gli anni 1462-1475 e sia stato ucciso nel 1476. Ecco come si svolse, in breve, la vita di quest’uomo che morì, tragicamente a soli 45 anni!
Come mai, nel breve periodo della sua vita in cui visse davvero, ha potuto diventare, allo stesso tempo, un temuto nemico degli ottomani, un grande voivoda ed una personalità controversa della storia romena, avvolta nell’orrore delle sue punizioni, nel mistero della vita avventurosa, che lo trasformarono, lungo il tempo, in una vera fantoma del male, in un vampiro assettato di sangue?
È palese che Vlad Ţepeş (Tzepesci) sia stato una persona­lità eccezionale, che alimentò pienamente, l’immaginazione di certi scrittori e registi, aprendo le “porte” della loro fantasia, sempre nella cerca dello spettacoloso, dello scandaloso, del sensazionale, la quale lo trasfigurarono in un vampiro e in una fantoma del male.
Una prima prova della denaturazione del vero, al quale contribuì, specialmente la mitologia occidentale, è la convinzione di molti che il castello di Bran, verso il quali ci indirizziamo fiduciosi i passi, ma solo nella cerca della fantoma del grande voivoda, sarebbe stato costruito da Vlad Ţepeş. In realtà, una delle fortezze alzate al suo ordine, è quella di Poenari, della provincia di Argeş, una testimonianza solitaria in pietra, che “parla” ancora, tra le sue rovine, della capacità del voivoda che riuscì, almeno per un breve periodo, portare in paese la quiete ed il benessere, eliminare il banditismo ed il saccheggio ed il quale ha fatto sì che la giustizia domini dappertutto, anche se con dei mezzi di una grande crudeltà. La situazione della Valacchia, dominata dall’ infedeltà dei boiardi, dalla loro golosità, dall’anarchia, come anche le dimensioni allarmanti dei saccheggi, imposero al voivoda un comporta­mento duro, addirittura crudele, che lo trasformò, nella conce­zione di alcuni, in un vampiro, la cui fantoma spaventa ancora e si trovasse tra le mura del castello di Bran.
Questa creatura considerata da alcuni nata solo per fare del male, un vero prototipo del diavolo, il Dracula, sembra che sia stato, veramente, una personificazione del paradosso. L’uomo spietato con i nemici del suo popolo, ma anche con i nemici della giustizia, del buon senso, della devozione, dell’onestà, pronto a trasformare immediatamente, in sangue le lacrime di quelli che osavano chiedere perdono o di pentirsi, inutilmente, d’altronde, aveva pure il gusto del bello naturale. Altrimente non si spiegherebbe perché i luoghi dove si trovano solo due dei castelli che sono strettamente collegati al suo nome, ci siano collocati in mezzo ad un paesaggio di una straordinaria bellezza. Una bellezza però, selvaggia, come selvaggi furono anche molti dei suoi comportamenti.
La fortezza di Poenari ricorda ancora, tramite le sue rovine, lo splendore e la selvatichezza del luogo. Questa si trova nelle contrade della provincia di Argeş, scelte dal voivoda e mette in risalto indubbiamente, non solo la sua insuperabile capacità di stratega militare, ma anche il gusto per il bello naturale. Trovatosi nel centro dei Carpazi Meridionali, nei Monti Făgăraş, la fortezza ti offre la possibilità di ammirare una magnifica panorama, un paesaggio in cui anche la natura stessa è in una permanente lotta: quella tra le rocce del massiccio montuoso ed i torrenti vorticosi, che si ostinano ad attraversarlo, tra le pietre grandi che si rotolano verso la pianura.
La cromatica viva della flora del magnifico paesaggio carpatino, come anche l’impressionante numero degli uccelli che ti incantano con il loro cinquettio, probabilmente hanno sensibilizzato anche l’occhio del duro voivoda nello sceglierlo. Sicuramente però, lungo il tempo, conquistò numerosi viaggiatori, tra i quali famosissimi scrittori.
Nonostante che il paesaggio desti il piacere e la curiosità dell’uomo di attraversare questi posti di una bellezza selvaggia, i fatti della storia diventata leggenda, dominano la ricchezza della generosa natura e ritorniamo con il pensiero alla fantoma del grande voivoda, soprannominato Dracula.
L’aureola del voivoda Vlad Ţepeş, di “questo brav’uomo”, come lo chiamava Nicolae Iorga, “scintilla” dappertutto, la dove visse o per dove passò e non diminuì, affatto, col passar del tempo, anzi, brilla di più, passando dalla storia alla leggenda e al mito. È stato un’inesauribile fonte di ispirazione per la letteratura, per diverse arti, fino alla cinematografia. Vlad Ţepeş è, certamente, uno tra i primi eroi romeni che penetrarono nell’alta sfera della letteratura e dell’arte universale: il celebre Dracula, avvolto nel mistero della sua controversa esistenza, spietata anche con se stesso.
“Tra due monti boscosi, su una gigantica roccia, vicino il rio Argeş, sta solitaria, abbandonata e rovinata la Fortezza di Vlad Ţepeş. Qui, in questi luoghi rovinati e selvaggi, chiudeva il bravo voivoda sua moglie ed i beni, ed egli se ne andava con l’esercito contro i nemici che osavano calpestare il nostro paese…” (Alexandru Vlahuţă – “România pitorească”).
La Fortezza di Poenari, posto di meditazione sulla nostra tumultuosa storia, avvolto nel ricordo delle accanite lotte che si sono svolte nei dintorni, ma anche nel velo della leggenda diventata “il mito Dracula”, aspetta ancora che i tempi moderni le conferiscano la benmeritata aureola di una volta.
Dracula: lo spendore di un nome tenebroso
Il destino ha voluto che il voivoda Vlad Ţepeş diventi celebre nonostante abbia vissuto poco. Perché ci sono stati insufficienti e lacunosi dati, tanto riguardando la sua biografia, quanto i fatti storici, la storia e la leggenda crearono una personalità reale e mitica, allo stesso tempo, avvolta nell’aureola del mistero e nell’orrore della crudeltà. Certo è che sia appartenuto alla stirpe del famoso voivoda della Valacchia, Mircea il Vecchio (Mircea cel Bătrân – 1386-1418), il cui nipote era, ed il quale diede così, alla storia romena ed a quella universale il celebre “Dracula”. Questo però, era solo un soprannome dato dalle personalità e dalle vicende dei remoti tempi, a suo padre che era chiamato appunto Vlad Dracula, perché apparteneva ad una cosiddetta organizzazione “l’Ordine dei Draghi”. Un controverso miscuglio tra la letteratura popolare, con la sua fortissima influenza in quei tempi, e la letteratura culta, tra la storia e la linguistica, crearono un nome che diventò celebre ed il quale non aveva, in quell’attimo della lunga e della sinuosa storia romena, nessun collegamento con il senso malefico attribuitosi dalla gente, dalla leggenda (Dracula significando in traduzione il figlio del Diavolo).
Si considera che Vlad – il padre abbia ricevuto il soprannome di “Dracula” (o Draculea), quando fu ricevuto nell’Ordine del Drago dal re d’Ungheria, Sigismondo di Lussemburgo, in febbraio del 1431 Quest’Ordine del Drago era una vera istituzione, che funzionava secondo il modello degli altri ordini cavallereschi medievali, apparsi proprio nel Trecento, alla corte del re d’Ungheria Carol Robert d’Anjou (1308-1342), avendo avuto come fine supremo la difesa della Casa Reale e dei suoi amici, ad ogni costo. Nell’Ordine del Drago furono ricevuti anche dei membri stranieri, alleati, come i re della Polonia e dell’Inghilterra, i suverani di Venezia, Padova, Verona ecc. Durante la signoria di Sigismondo di Lussemburgo, tra 1408-1437, l’Ordine del Drago diventò la più importante organizzazione politica della nobiltà d’Ungheria, con una forte influenza nella vita del regno e del re.
In quest’istituzione cavalleresca di fama europea, la cui attività si è svolta sotto il segno del “drago”, è stato ricevuto, nel febbraio del 1431, anche il pretendente al trono della Valacchia, Vlad (Dracula), nello spirito dello statuto dell’Ordine.
La diffusione dell’immagine del drago dell’Ordine tramite dei simboli diventati molto famosi (delle piccole monete, il sigillo e una composizione araldica in pietra), ebbe una grandissima importanza per il voivoda, la cui autorità crebbe notevolmente tra i suoi sudditi. Nello stesso tempo, il nome di Vlad, il padre del futuro voivoda, Vlad Ţepeş, rimarrà sempre collegato al soprannome: Dracu o Draculea. Egli fu il solo voivoda romeno che abbia vestito il bel costume di cerimonia dei cavallieri dell’Ordine, in rosso e verde, e che abbia portato la specifica collana, elementi che contribuirono alla crescita della sua fama e della sua autorità tra i romeni.
Nel XV-esimo secolo però, il drago non era considerato un elemento malefico, anzi un simbolo cavalleresco positivo. Dopo la morte di Sigismondo di Lussemburgo, l’Ordine del Drago ed i suoi simboli persero, man mano, la loro importanza ed l’influenza nella vita politica del tempo. “Dracul” (“Draculea”) conservò il senso positivo solo durante la vita di Vlad Dracula e nel contesto del Ordine del Drago, il soprannome del voivoda essendo strettamente collegato all’appartenenza a quest’ordine. Più tardi, durante la signoria di Vlad Ţepeş, il soprannome ha perduto il senso positivo ed il simbolo dell’appartenenza a quest’istituzione. Sotto l’influenza della remota antichità traco-geto-dacica, ma anche come espressione dell’influenza e della diffuzione della letteratura popolare, tanto romena, quanto slava e non solo, il nome acquistò, esclussivamente, un senso profondamente negativo, addirittura diabolico. Certamente, questo spirito malefico della parola romena “Dracul” e cioè il “Diavolo” si diffuse e si impose definitivamente, anche a causa del modo duro, crudele e sanguinoso in cui Vlad Ţepeş aveva deciso di fare giustizia.
Vlad Ţepeş ed i suoi posteri, leggittimi o illeggittimi, non adoperarono però, mai il simbolo del Ordine del Drago, ereditando solo, il soprannome popolare del loro padre: Dracula. I suoi eredi leggittimi di Transilvania lo conservarono proprio fino nel XVII-esimo secolo come cognome. Si tratta della nobile famiglia Dracula de Sinteşti e de Band, stabilita in Transilvania, nel periodo dei secoli XV-XVII, apparsa dopo il matrimonio di Vlad Ţepeş con una parente molto vicina al re dell’Ungheria, Mattia Corvino (Matei Corvin). Questa famiglia abitò nella zona dei secui, non lontano dal luogo dove, nel 1897, lo scrittore Bram Stoker aveva collocato il castello di Dracula, in Transilvania, il quale lo descriveva così:“…ho visto chiaramente i contorni del castello Dracula, profilandosi verso il cielo. Perchè, ci trovavamo ai piè della cima sulla quale era collocato il castello e l’angolo di prospettiva dei Carpazi c’era giù, nella parte inferiore. Lo vedevamo in tutta la sua grandezza, arrampiccato a mille piedi, sulla cima di un burrone diritto e sembrava separato dalle ripe dei monti vicini. I dintorni avevano un aspetto selvaggio e strano…”Vlad Ţepeş, ebbe, in Valacchia, anche degli eredi illeggittimi, cominciando con suo figlio Mihnea il Cattivo (Mihnea cel Rău), i quali all’inizio del secolo XVI, furono conosciuti con il cognome di “Drăculeşti”.
Ecco, come una ambiguità linguistica, una confusione tra la mitologia, la letteratura popolare e la realtà storica, partendo da una minuta divinità pagana, il cui nome fu scelto per un famoso ordine cavalleresco, quello del “Drago”, nacquero un celebro nome di un celebre eroe: Dracula.
Anche il voivoda stesso contribuì alla diffusione di questo soprannome, iscrivendosi nella nostra storia come uno tra i più severi rappresentanti di un’autorità signorile di dimensioni eccesive, tanto nel campo della politica interna, quanto nel campo di quella estera e nel campo della vita economica.
Storicamente il comportamento di Vlad Ţepeş fu determinato ed è giustificato dalla difficile situazione in cui si trovava la Valacchia. Perchè cessino le continue lite, le dissensioni, le lotte per il potere e quelle tra i boiardi e, in fin dei conti, per riuscire a fare pace in Paese ed assicurare l’unità del popolo, Vlad introdusse un sistema spietato di punizione, il celebre “impalare”, dal “palo” venendo anche il suo soprannome di Vlad Ţepeş, cioè “Vlad che impala”. In acuminati e spaventosi pali, più o meno alti, secondo la punizione che si doveva eseguire, si trovavano la morte i nemici del popolo e del paese: i ladri, i bugiardi, i negozianti golosi e svergognati, i preti chiacchieroni, le spie, gli ambasciatori arroganti, gli ignavi ed i paurosi.
Nello stesso tempo però, era molto generoso con le persone oneste, laboriose, degne e soprattutto con i bravi patrioti, pronti a lottare coraggiosamente, anche con il prezzo della vita, contro gli ottomani, che minacciavano il paese. La punizione era la stessa per tutti, senza tener conto della categoria sociale alla quale appartenevano: “l’impalare” per i malfattori “perchè nessuno di questi rimanga vivo”, dato che Vlad Ţepeş aveva deciso di rispettare, come i maggiori valori della vita politica e sociale, l’onestà e la dignità.
Anche la sua politica economica scontentò molti, ma soprattutto i negozianti sassi di Braşov e Sibiu, annulando loro i privilegi ed obbliganoli a rispettare i diritti autoctoni. Ed è per questo che essi furono tra i primi a denaturare la vera immagine e la personalita di Vlad Ţepeş.
Lo spietato, ma onesto e bravo voivoda era già, in vita, quando comiciarono a diffondersi delle narrazione tedesche su “Ţepeş–Dracula”, le quali raccontavano le “terribili vicende del voivoda valacco”. Nel mondo sassone si diffusero rapidamente ed essendo incluse in famose opere del tempo scritte in latino, furono conosciute anche dagli altri popoli europei. E così, un eroe della nostra storia fu identificato con il male, associato agli spiriti malefici e soprannominato, significamente, “Dracula”!
Quello che si scrisse su Vlad Ţepeş fu un ingegnoso miscuglio di verità e bugia, frutto dell’immaginazione, della fantasia scatenata non solo dalla curiosità, ma anche dall’odio che il voivoda aveva seminato intorno a sè, perchè:“...tanto odiava il male del suo paese, in quanto, se qualcuno faceva un male, un furto o una bugia o un’ingiustizia, nessuno di questi rimaneva vivo. Sia che era grande boiardo o prete o frate o uomo semplice; anche se qualcuno avesse avuto una grande ricchiezza, non si poteva ricomprare dalla morte.”
dalle “Cronache slavo-romene” dei secoli XV – XVI, Bucarest, 1959Bibliografia “Magazino istorico” – febbraie, 1998“Racconti medievali su Vlad Ţepeş – Draculea”, di Ion Stavarus, Edizioni “Univers”, 1978“La storia dei romeni”, manuale per l’XI-esima classe, Edizioni Didactica e Pedagogica, Bucarest“Dracula” di Bram Stoker – Editura “Univers”, 1990“Pagine leggendare della storia del popolo romeno” – di Manole Neagoe, Edizioni “Ion Creanga”, Bucarest, 1981“Il Bran, porta in Carpazi” – di Titus H. Haşdeu, Edizioni “Albatros”, Bucarest, 1979“Sulle tracce di Vlad Ţepeş” – di Radu Ştefan Ciobanu, Edizioni “Sport‑Turismo”, Bucaret, 1979