La faccia del sogno

 

Una pioggia fresca, abbondante, d’inizio d’estate, mi fa sentire come se avesse caduta anche sui miei pensieri, svegliando la voglia di scrivere, di viaggiare nel labirinto sinuoso della mente. “Sta per arrivare l’estate, mi dico, che gioia, amo tanto la natura quando esplode nella sua bellezza e soffro quando il sole cocente le brucia i colori!”.Le piogge dell’ultimo tempo hanno trasfornato gli alberi in veri ombrelloni verdi che proteggono la frescura dell’erba e dei fiori ed è un piacere di stare all’aperto, dopo un lunghissimo e noioso inverno.

Una mattina splendente,dopo pioggia, mi invita a fare una passeggiata per il nuovo centro della città, modernizzato e abbellito di una fontana musicale che dà un concerto ogni sera, accompagnata dalla musica della nostra filarmonica. Colori, fiori e fontane artesiane fanno sì che la gente si raccolga, di giorno e di sera, in questo spazio libero e protetto dal rumore delle macchine e dall’inquinamento, davanti all’edificio vecchio del Municipio, uno tra i pochissimi rimasto „in piedi”, dopo le demolazioni selvagge fatte nel regime comunista, la città contando più di 600 anni, ciò che nessuno si accorggerebbe più oggi. Eppure, non è più come una volta, come nella mia infanzia, quando la città aveva solo una strada dritta come centro, con edifici vecchi, adesso tutti demoliti, e con gente che passeggiava, la sera, tranquillamente, a braccio, in fila, una dopo l’altra, fin quando le stelle e la luna annunciavano una notte piacevole e tutti si ritiravano, sia nella propria casa, sia alle pochissime terrazze dei ristoranti, ma decenti, di ottimo gusto e qualità, dunque, accoglienti per tutte le età.

Adesso, usciamo raramente la sera, il calore della propria casa ci tiene tra le sue mura, alla tivù, al computer o tra i fogli di un libro, di una rivista o di un giornale. Discutiamo su ciò che abbiamo fatto durante la giornata e poi, ci rifuggiano, ciascuno di noi tre, nelle proprie preoccupazioni domestiche o intellettuali. Non dimentico mai di bagnare i fiori dei miei balconi. Talvolta, rimango su una sedia a sdraio e sento la musica della fontana, perché non abitiamo lontanto dal centro, su una collina  dalla quale si vede ancora, il panorama della città. Dico  „ancora”, perché chi sa che cosa si costruierà anche presso il nostro condominio, come succede dapperttuto negli ultimi anni, una frenesia che cambia tutto, da un giorno all’altro.”Tutto è cambiato, mi dico, noi, la città, la gente, lo stile di vita, nulla è come prima del 1989, ma neppure la vita di allora mi piaceva”. Pensando indietro, il tempo passato mi sembra un incubo. Fortunatamente, siamo stati sprofondati nei problemi della famiglia e siamo stati felici insieme, nella modestia e nella povertà della nostra esistenza. Molti hanno sofferto e hanno pagato con la vita l’audacia di reagire, di protestare, di aprire la bocca per dire una verità incomoda al regime politico. Anche il computer me lo ricorda sempre, perché si parla del carcere tremendo della mia città, nella quale sono nata e sono cresciuta, ma del quale ho sentito discutendosi solo nell’ultimo tempo, così fortemente è stato conservato il segreto della sua presenza, edificato,in segreto forse, dal regime dittatoriale. Mi duole quando il suo nome viene ricordato insieme ad una cosa orrenda, così come mi duole il tragico destino degli sconosciti che, lungo gli anni,  hanno contribuito alla conquista della nostra libertà.

Una leggera malinconia aumentata dalla musica della sera fa rattristarmi e decido di andare a dormire, presto, come quasi ogni sera. Il profumo discreto e fresco delle lenzuola mi ricorda il piacere di esserci a casa mia, accanto alle più care persone e cose. Stanca dal correre tra le faccende domestiche e il computer, che mi rapina la maggior parte del tempo, me ne addormento immediatamente. Abbandono così, la realtà quotidiana ed entro nel mondo dei sogni di ogni notte: quando piacevoli, quando sofferti, quando allegri, quando tristi, secondo ciò che succede durante la giornata, nella mia mente, nella mia anima,  nel mio corpo, oppure secondo ciò che mi commuove e mi sconvolge ai catastrofali telegiornali, i quali spesso rinuncio a guardarli. Comunque, non c’è notte senza sognare, però un sogno, particolarmente, mi è rimasto al cuore, forse sotto l’influenza dell’euforia dei colori accesi della natura di questo periodo, uno splendore bagnato dalle gocce cristalline della pioggia, che mi fa dimenticare, per un attimo, i guai dell’inquinamento della città, prevalentemente industriale e commerciale, che mi danno spesso mal di testa.

C’ero in un posto che non potrei descriverlo, non lo vedevo, solo lo percepivo, sentivo il fremito delle onde e il sapore del mare, c’era forse  una spiaggia, ma, sicuramente, anche molti alberi ed io stavo nascosta tra due tronchi grossi. Ad un tratto, un soffio leggero mi accarezzò le guance e accese un vento leggero che mi baciò gli occhi. Io cercavo un volto, ma non lo potevo toccare, eppure  l’ho abbracciato, timidamente, e ne ero felice. Un velo sottile mi copriva il corpo, ma non mi stingeva ed io me ne innamorai di un’ombra. Non era quella dei tronchi, era quella di un pensiero.Non parlava nessuno, eppure io sentivo una voce calda, affettuosa; scrivevo con la sua mano le mie poesie e l’ombra guardava il cielo con i miei occhi, tra i due tronchi. Ad un tratto, si avvicinò alle mie labbra e mi baciò. In quel momento, si trasformò in una lacrima, come un fiocco di tardo inverno sulle labbra della primavera. Mi svegliai felice e delusa, allo stesso tempo.

Il sole annunciava una giornata brillante, ma non riuscì ad illuminare i miei pensieri.”Perché ebbi questo sogno?! Non è stato un sogno erotico, mi dico io quasi vergognata di me stessa.”Non mi manca l’amore, l’affetto delle persone care che mi circondano….”

Eppure, a ciascuno manca sempre qualcosa, è impossibile avere e godere tutto ciò che desideriamo. La vita moderna è diventata una vera istituzione, con tanti doveri e impegni, ci trasforma in ragionieri che tengono il conto delle spese,  dei risparmi, di una e dell’altra cosa necessaria a noi o alla famiglia e dimentichiamo o non abbiamo il tempo di sognare ad occhi aperti.

Siamo, al bene e al male, corpo , anima e mente. „No, dico io, il corpo e l’anima me lo possono rubare, ma la mente è solo mia, è viaggio sui suoi sentieri, da sola, arrivo lì dove mi porta un pensiero e un desiderio, che non hanno posto nella realtà ed allora, si veste dell’abito onirico.

Una notte, ho avuto un incubo tremendo: sognavo che avessi perso la vista ed ero cieca. Mi svegliai piangendo e spalancai gli occhi guardando attentamente il soffito per essere sicura che sto ancora vedendo. Si svegliò spaventato anche mio marito e mi prese tra le braccia, tranquillizzandomi.”Quant’è bello avere accanto una persona cara, affettuosa, di fiducia! Quell’uomo che ti ami anche quando sei bella, anche quando sei brutta, triste o allegra, sana o malata! Ma quant’ è bello anche sognare e superare i limiti di una realtà che ti circonda!
Sogno e realtà non è solo una sintagma, è una necessità, una verità che completa il cerchio della vita.

Sicuramente, oggi farò di nuovo una passeggiata per la città. Così, la mente si rinfrescherà con i bei colori dei fiori e dei pensieri e, di notte, farò un nuovo viaggio onirico, che mi faccia superare il male del mondo, affrontare le disgrazie e donare così,  anche agli altri, un pezzetto del mio più bel sogno: quello di esistere e vivere al di là di qualunque confine, muro e limite della mente.

Marilena Rodica Chiretu