Racconto-volo
 
 
 
 
 

Il volo al di la' delle nubi.

 
Credo che l’uomo sia nato con delle ali! Credo che l’uomo sia un’uccello, il cui volo si apre o si frange sul cielo della sua vita. Ciascuno di noi acquista sul corpo, nell’anima e nella mente le diverse sfumature dei colori delle nostre  „piume”.
Ma le ali, dove mai  saranno le ali ? Non si vedono ! Le ali dell’uomo si percepiscono solo in alcuni di noi!
Proprio così, pensava anche la piccola Rodica, allorquando spalancò gli occhi verso il mondo, verso il  piccolo cielo della sua vita, diventando consapevole di sè stessa e degli altri. Nell’ ingenuità della sua tenera età e della sua indole, capì  subito che la propria nascita  era stata „un errore”, se non, addirittura un vero dramma. Troppo spesso i  suoi genitori parlavano in casa di quanto avrebbero desiderato avere un maschio  e non una seconda femmina. Lei se ne sentiva colpevole, colpevole di essere nata  senza essere desiderata. Ammareggiati , specialmente il padre, non seppero neanche che nome darle. Infine, scelsero il nome di „Rodica”, un nome che riportava alla mente l’eco delle antiche ballate e delle fiabe leggendarie di un tempo. ”Forse così, hanno pensato di consolarsi!”, si diceva la bambina . Proprio per questo motivo lei preferiva l’altro nome, Maria, così bello e puro  nella sua semplicità e universalità. In realtà i genitori l’amavano, ma le loro sbagliate e affrettate parole , come anche gli scherzi involontari dei parenti, si erano incisi, per sempre, nella tenera mente della piccola che era dotata di una sensibilità eccezionale.
Come non amarla?! Ogni giorno diventava sempre più carina, recando tanta gioia in casa. Sembrava  aver dolcemente rubato alla natura stessa i colori del suo animo limpido. Il verde scuro dei suoi occhi ricordava le foglie degli alberi sui quali le piaceva tanto arrampiccarsi e ai quali talvolta addirittura parlava. I suoi capelli, spettinati e ribelli come lei stessa, sembravano dei fragili rami di una corona incompiuta. Le sue povere guance rosee erano spesso sfiorate appena con un bacio frettoloso, oppure pizzicate dalle persone che venivano in visita, che dicevano scherzando, alla madre: "Mi regali questa dolcezza di bambina? Tanto voi avevate desiderato un maschio e io non ho nessun figlio!”
Allora, Maria si attaccava più strettamente alla gonna di sua madre, temendo che qualcuno potesse portarla via. E così, divenne quasi dipendente dalla madre e solo il piacere di giocare con le bambole e le sue birichinate potevano separarle.

Settembre, il mese dell’inizio dell’ anno scolastico per tutti i bambini e i ragazzi. Compiuti i sette anni, Maria dovette andare anche lei a scuola. ”Come farò a stare senza la mamma?”, pensava tra sè. Vedendola in forse, un giorno, sua madre le disse:” Non  sarai da sola, ci saranno tanti altri bambini come te, vedrai, ti piacerà, e poi anche la maestra è una brava persona!”
Vestita e pettinata con cura e con tanto  affetto dalla mamma, Maria finse di crederci e se ne andarono insieme. Finita la cerimonia della prima giornata di scuola, entrarono in classe dove conobbe i suoi compagni, mentre la maestra, premurosamente, le cercava un posto in un banco. Scelse il primo e la sistemò vicino ad una bimba carina come lei. Eppure, quando la madre dovette abbandonare la classe, gli occhi di Maria si riempirono di lacrime. Dopo qualche tempo, non riuscendo a trattenerle, per vergogna scoppiò in  pianto. Spaventata, la maestra le domandò: „Cosa è successo? Non stai bene?”
„Sto male!”, replicò  la ragazzina. Subito fu condotta dal medico della scuola. ”Stia tranquilla, signora, non c’è niente di male! La bambina è soltanto un po’ spaventata!” 
„Come mai? Gli altri bambini stanno bene, non è successo nulla di spiacevole in classe!”
In realtà, la bambina aveva già nostalgia di sua madre e aveva paura di restare senza di lei. Paura di essere abbandonata, di non vederla mai più. Credeva ancora  che la sola persona che l’amasse e la desiderasse fosse soltanto la sua mamma.
„Abbiamo sbagliato!”disse la madre a suo marito. ” Non avremmo dovuto parlare e scherzare davanti a Maria! Lei crede davvero che noi non l’amiamo!”
Una frase senza risposta. Che cosa si sarebbe potuto rispondere a una cosa del genere?! Un tardo rimpianto non poteva cancellare un grosso sbaglio.
Maria fuggì da scuola più volte per stare con sua madre e si sentiva sicura solo nella sua vicinanza.Fortunatamente, abitavano presso la scuola e, quando non ci pensava, la madre la vedeva ritornare acasa.

Il primo anno scolastico passò difficilmente, però, poco a poco, la bambina si abituò a scuola, ai compagni, alla maestra. Era rimasta tuttavia nella ferma convinzione di essere stata concepita come „un errore” della natura e che per tale motivo, a volte, i genitori le facevano delle osservazioni.

Un giorno la maestra venne in visita per comunicare ai genitori i cattivi risultati ottenuti dalla bambina  a scuola. Non sapeva ancora nè leggere, nè scrivere correttamente e non faceva tutti i compiti. La vedeva sempre giocare e dondolarsi nell’altalena.
Vergognandosi a causa di sua figlia, dopo la partenza della maestra, la madre fece capire alla bambina che era molto rattristata con lei. In quel momento, negli occhi di Maria, la maestra diventò una vera nemica. Pensò di punire la mamma e si nascose in un grande armadio del soggiorno e lì  rimase per quasi tutta la giornata, senza cibo, senz’acqua. Spaventati, i genitori l’avevano cercata dappertutto, ma non erano riusciti a trovarla. Verso la sera, finalmente  uscì da sola dall’armadio, con gli occhi arrossati dal  pianto. Contenta di averla ritrovata , la mamma non le disse più niente, commossa dalla sua incredibile e inutile sofferenza.

Il giorno seguente, decisero di recarsi insieme al mercato per dimenticare la brutta vicenda. Si avvicinava la Pasqua e c’era tanta animazione, tanta gente, tanti colori dei fiori appena sbocciati. Un’atmosfera pittoresca. Furono proprio i colori ad attirare l’attenzione della piccola.
„Guarda che bei pulcini! Gialli come un girasole!  Li compriamo anche noi?” chiese Maria. ”Non vivranno senza la loro madre, sono troppo piccoli, vedrai che moriranno presto!”, ripose la mamma.
”Ma, io, come sto senza di te a scuola? !”
Confusa , la madre fu costretta a comprarne quattro, uno più bello dell’altro.
Tra le coccole e le premure, col tempo, i pulcini diventarono tre belle galline e un fiero galletto. Maria giocava con essi , provava a domarli, trascurando in continuazione  i suoi compiti.
„Guarda , mamma” , disse un giorno la bambina, „hanno delle ali, ma perchè non volano come gli altri uccelli?” domandò incuriosita.
„Perchè non sono andati a scuola, non hanno studiato e non hanno imparato a volare!,” disse la mamma, scherzando e pensando alle numerose birichinate della piccina.
Maria però, prese  tutto sul serio e si mise in pensiero. ”Significa, disse lei tra sè, che da grande sarò anch’io come una gallina, avrò delle ali e non potrò però volare. Non vorrei essere come loro!”, aggiunse, sempre tra sè, quasi pronta a prendere una grande decisione.
Venne anche il triste giorno in cui le povere creature, tanto coccolate e domate, si ammalarono e morirono, nonostante le medicine comprate appositamente. Il senso di colpa che la dominava dalla prima infanzia, la seguiva di nuovo. Pensava  che fossero morte a causa  sua, dato che le aveva allevate senza la  chioccia che era la loro madre. Delle povere creature mediocri, con un’esistenza limitata ad un cortile, senza la possibilità di volare mai più verso  un loro cielo.
„Io non sarò mai come loro!”, si promise la bambina”. Io avrò delle ali con le quali poter volare nel mio cielo sconfinato!”
Così decise Maria.
Seppellì le galline  nella terra del frutteto, coprendo le piccole tombe con dei fiori appena raccolti, pensando di nuovo  a quanto triste possa essere il destino di una creatura con delle ali, senza mai poter volare.
Da quel giorno, Maria diventò un’altra bambina, più tranquilla, piùconsapevole di se stessa, più studiosa però, ugualmente, ingenua. Da grande, sognava di essere come un uccello con delle  ali che  l’aiutassero a volare liberamente dappertutto e aveva capito finalmente che, per questo, doveva studiare seriamente.
Cominciò così  il suo primo volo verso l’ azzurro e sereno cielo della sua vita. Divenne una brava allieva  che scopriva, ogni giorno, una nuova passione. Il suo piccolo mondo diventava sempre più ricco, sempre più ampio. Iniziò a non stare più così attaccata a sua madre, quasi a  soffocarla, ricordandosi sempre che le sue coccole avevano reso fragili le sue gallinelle finchè erano morte.Il suo sogno era quello di vivere e volare liberamente come gli uccelli del cielo.
Gli anni passarono e Maria si trasformò lentamente in una deliziosa fanciulla, studiosa, con molte passioni , sempre affascinata dal volo dagli uccelli. Aveva la sua vita e sua madre finalmente,seguiva il suo „volo” con maggior distacco perchè si era resa conto della serenità della propria figlia.
Il sentimento della libertà diventava sempre più forte nella giovane Maria. Adorava ugualmente  sua madre, amava la sua famiglia, ma era consapevole che il volo sul cielo della sua vita era cominciato già e spettava a lei a  continuarlo, aprendo largamente le sue ali frementi di passione ardente.
„Io sarò un uccello che non abbandonerà mai il suo nido e i suoi genitori ! Io avrò il mio proprio volo e il mio proprio cielo!”,  si promise la giovane, pensando tristemente agli uccellini che abbandonavano definitivamente il loro nido e i genitori, una volta cresciuti.

Venne però, un giorno di dicembre, con un sole caldo come se si fosse in primavera quando una tempesta d’estate cacciò via per sempre tutte le nuvole del cielo. Finalmente, il suo volo era aperto verso i larghi orizzonti, su un cielo non oscurato più dalle nuvole.
 Maria si sentiva finalmente libera. Talvolta però, le sue”piume” acquistavano le sfumature spente dei tristi ricordi. Sua madre che l’aveva abbandonata per sempre dolorosamente e ingiustamente dopo una lunga malattia, viveva ancora nella sua anima. Lei sapeva che doveva continuare a volare anche per sua madre che era un angelo con delle ali dolcissime che la sfioravano ancora nei sogni.
Aveva imparato molto dagli uccelli: per volare, si dovrebbe  imparare a usare le ali, per se stessi e per gli altri. Per poter volare, si dovrebbe imparare ad aprire largamente le ali, superando e affrontanto i pesi che appesantiscono le ali della nostra vita, senza tener conto del colore delle nostre „piume”, delle griglie della nostra esistenza. Solo così, si potrebbe  superare la mediocrità della povera gallina, acquistando l’audacia del volo libero dell’uccello del cielo.
 
Maria oggi guarda al di là  delle griglie dell’esistenza e vede lo sconfinato cielo azzurro dei suoi bellissimi sogni di un tempo.
Sta volando ancora verso l’infinito e il suo volo non finirà mai più. 
Anche gli angeli hanno delle ali...
 
                 Marilena Rodica Chiretu-gennaio 2005.