La notte delle Fanciulle

RaccontoNotteFanciulle
 
 
(Noaptea Sanzienelor)

 

L’estate riscaldava, finalmente, la terra. Il bronzeo sole tingeva già le guance. L’asfalto della città bruciava. La breve pioggia, che era caduta all’improvviso, diffondeva vapori soffocanti d’acqua. Era un anno in cui aveva piovuto molto, le fragranze dei fiori di tiglio  sembravano essere state annegate negli stagni. Il loro profumo era entrato, però, nella mia mente, come un pensiero della passata giovinezza. Mi inebriava, ogni anno, piacevolmente, annunciando l’inizio della bella  stagione.
Il tempo lieto di vacanza aveva acceso, verso sera, la voglia di andare via dalla città stanca ed inquinata. Avevo raccolto, in fretta, i pensieri, rifugiati nella frescura variopinta della campagna, nascosta tra colli, frutteti e un ruscello che andava a valle tra sassi, tronchi di alberi e dune di sabbia. Portava con sé la storia delle montagne e dei tristi paesi, sprofondati nel fango delle spietate alluvioni che avevano distrutto, nell’ultimo tempo, villaggi interi, uccidendo vite umane e tanti, tanti animali delle fattorie contadinesche. Eppure, nei posti tranquilli e più fortunati, la vita andava avanti come se nulla fosse accaduto.
Ad un tratto, il crepuscolo ha nascosto il sole dopo le colline e si è sentita subito un’aria fresca, pungente. Dalla terrazza, stavo guardando l’animazione della strada, pensando che la vita della gente, in campagna, sia condizionata da quella della natura. Schiere stanche di oche e di anatre tornavano dal rivo, le mucche venivano dal prato, dondolando le sacche ricche di latte, mentre i contadini che li accompagnavano parlavano ad alta voce, al cellulare, con chi sa che parente emigrato lontano. Lo scenario mi sembrava strano, ma mi dico che loro sono riusciti ad affrontare le novità, senza rinunciare alle  remote abitudini, che ricordano tempi medievali.
Nel verde del suo abito rustico, il villaggio si preparava a festeggiare la Notte delle Fanciulle, il magico rituale notturno che annuncia, ogni anno, l’inizio dell’estate ed il rinnovo della stagione nata nella notte di San Basile (secondo il calendario ortodosso). Nella tranquilla freschezza della stanza accogliente, mi sono addormentata subito, con un libro nelle mani. L’ odore dell’erba appena falciata era forte e inebriante, la notte mi trascinò nel suo mondo onirico. Invece di partecipare alla festa, ho rivissuto in sogno la bella notte delle Fanciulle della mia adolescenza, sulla quale lessi di nuovo, fin quando il sonno chiuse, dolcemente, i miei occhi stanchi.
La Notte delle Fanciulle è quella delle fate chiamate Sansiane, Si dice che, di notte, esse si presentano ai boschi e ai campi, danzando in magici  rituali, la terra accoglie il loro volo fatato e diventa più fertile, i fiori e le piante più vigorosi, i contadini laboriosi più ricchi. È  soprattutto la notte in cui le fanciulle si radunano sui prati, sotto la luce generosa della luna, ballano per richiamare, tramite la forza del pensiero, il loro promesso sposo. Ecco perché questa festa riempie i cuori delle giovani di gioiosa speranza, è una notte che nessuna ragazza può dimenticare. Ma io continuo a trovarmi ancora nel mio sogno, mi sembra di vedere le belle giovani vestite di abiti diafani, di lino bianco, i capelli sciolti nelle ombre della notte, stretti dalle coroncine di fiori di campo. In una musica discreta, che solo loro possono udire, danzano intorno ad un grande fuoco che pare accendere il blu del cielo stellato. Le linee fresche dei corpi sorgevano discretamente sotto la tela fine, accendendo i desideri notturni dei giovani nascosti tra i cespugli a guardarle.
Verso l’ alba, convinte che presto troveranno uno sposo, le ragazze ritornavano a casa lasciandosi andare ad un sonno felice, immaginando che le fate delle loro speranze si ritirassero nell’oscuro del bosco, per ritornare lo stesso giorno di giugno, dell’anno prossimo.
Io mi sono svegliata la mattina presto, nel canto dei galli e nel rumore delle carrozze che, laboriose, già si dirigevano verso le quotidiane fatiche. Felice di aver rivissuto, in sogno, una notte magica dell’adolescenza, ripresi la lettura del libro sulle più belle tradizioni che solo lo spazio rustico sa conservare.
Ho chiuso un’altra notte nel cassetto del sogno e dei ricordi, ritornando nell’afa della grandi metropoli, cercando ancora, sui viali dei parchi, gli odori persi dei tigli. L’estate appena iniziata sta aspettando ancora la magia delle altre notti, a raccontare la loro storia per dimenticare il dolore dei giorni abbaglianti che chiudono le finestre della nostra esistenza la quale, talvolta, spegne la magia del verde nel nero delle ombre.
Marilena Rodica Chiretu
26 giugno 2006

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