Emigratia italiana in Romania L'emigrazione italiana in Romania.
Prezenta italienilor in Romania este mult mai semificativa decat apare in multe din materialele specifice minoritatilor editate in ultimul timp. In majoritatea acestor documente se invoca cifra 3.331 de persoane. Este adevarat ca aceasta cifra statistica reprezinta numarul celor declarati la ultimul recensamant din 2002. In aparenta este o cifra justa. In realitate, insa putem vorbi fara rezerve, de o cifra mult mai mare. De ce? Este cunoscut, sau inca nu, ca italienii au avut o situatie aparte in istoria acestor locuri. Se stie acum, ca a recunoaste ca sunt italieni, pentru cetatenii romani cu aceasta origine a insemnat la un moment dat in istorie, mai ales dupa anii 1947, un act de curaj. Drept pentru care, multi au preferat sa ascunda ca au aceasta origine. Au ascuns acte, documente, si-au schimbat numele, sau obligati, si-au schimbat cetatenia pentru a avea aceleasi drepturi cu majoritatea. Unii au preferat sa se intoarca in Italia, lasand in urma rude, parinti, frati, copii si tot ce au agonisit o viata.
Integrarea aproape totala, favorizata si de mult prea multa asemanare dintre cele doua natiuni a fost un factor important care a facut ca o comunitate cu un specific autentic sa se disipeze si sa traiasca intr-o armonie totala cu comunitatea majoritara.
Italienii cu originea comuna si, cea mai mare asemanare cu cea a localnicilor, si-au gasit locul peste tot in Romania traind in perfecta armonie cu localnicii. Prezenta lor specifica se simte si azi in Bucuresti, Brasov, Falticeni, Roman, Tulcea, Iasi, Campulung-Muscel, Ploiesti, Pitesti, Arad, Calafat, Sulina, Turnu Severin, Bacau, Neamt, Cluj, Bistrita, Suceava etc. Fiind oameni "splendizi, veseli, pusi pe glume, si, evident pe...cantat" cum ii caracterizeaza in cartea "Istorioare din viata etnicilor italieni in Romania" jurnalistul Modesto Gino Ferrarini, au putut trai tot atat de bine, fie in grupuri compacte sau individual, raspanditi pe tot arealul romanesc.
Biserica Italiana din Bucuresti, la inceputul secolului trecut/Etnici italieni in costume populare romanesti- Etnici italieni la o petrecere in Romania secolului trecut./ La Chiesa Italiana di Bucarest, all'inizio del Novecento- Etnici italiani in costumi popolari romeni- Etnici italiani ad una festa all' inizio del Novecento.
La presenza degli italiani in Romania e molto piu significativa di quanto non appaia dai materiali specifici in materia di minoranze pubblicati nell'ultimo tempo. Nella maggior parte di questi documenti si parla di 3.331 persone. Questa cifra, e vero, corrisponde alle risultanze dell'ultimo censimento datato 2002. In realta, pero, possiamo parlare senza riserve di una cifra ancora piu grande. Perche? La storia degli italiani in Romania e del tutto particolare, e merita alcune considerazioni. Oggi e noto che negli anni successivi al 1947, dichiarare le origini italiane era un gesto di grande coraggio, motivo per cui tanti hanno preferito nasconderle. Hanno nascosto atti, documenti, hanno cambiato il loro cognome, o sono stati obbligati a farlo, hanno cambiato la loro cittadinanza per avere gli stessi diritti degli altri. Alcuni sono tornati in Italia, lasciando le loro famiglie e i risparmi di tutta una vita.
L'integrazione, favorita anche da una grande somiglianza tra le due culture, oggi e un abiettivo raggiunto. Gli italiani vivono in completa aromonia nelle societa che li hanno ospitati, accolti, integrati. La loro presenza si sente ancora oggi a Bucarest, Brasov, Falticeni, Roman, Tulcea, Iasi, Campulung-Muscel, Ploiesti, Pitesti, Arad, Calafat, Sulina, Turnu Severin, Bacau, Neamt, Cluj, Bistrita, Suceava etc.Essendo degli uomini "meravigliosi, allegri, con l'inclinazione verso lo scherzo ed evidamente verso il canto" come li caratterizza nel suo libro "Piccoli racconti dalla vita degli etnici italiani in Romania" il giornalista Modesto Gino Ferrarini, sono riusciti a vivere bene sia in gruppo sia individualmente.
Dal sito: www.roasit.ro Associazione degli Italiani in Romania.
 

 

“Il dolore è come il lago che ti circonda…"
”Un autunno freddoloso, triste e piovoso, che sta vivendo i suo ultimi giorni, mi fa sprofondare nel mondo piacevole delle mie passioni e dei bei ricordi. Guardo dalla finestra le ultime foglie gialle distaccandosi dai rami umidi, ma mi dico che lo fanno anche per coprire la terra e proteggerla dal freddo invernale.”Fortunatamente, ci sono anche gli abeti sempre verdi” mi dico io.”Vestiti nell’ abito bianco della neve, ci insegnano che si dovrebbe vivere come loro, con la fierezza dei lunghi tronchi diritti, che sanno baciare il cielo con le cime anche nei freddolosi giorni invernali, perché i fiocchi bianchi li rendono ugualmente belli e maestosi.
Mi siedo alla scrivania con delle foto davanti e qualche numero del giornale “Forza latina”, realizzato negli anni ’90, anche con il mio contributo. In quel periodo, non  c’erano molte le persone   che conoscessero bene la lingua italiana, pochissimo studiata durante i quasi 50 anni di dittatura comunista. Finalmente, ero molto lieta di approfittare delle mie conoscenze e mi incamminai con entusiasmo su una strada nuova, accanto agli etnici italiani della Romania, nella cerca della loro perduta identità, in quei tempi, nei quali anche i cognomi dovevano cambiarli per non essere perseguitati dal regime politico. Sulla terra della mia provincia, Arges, nacque una delle tante comunità dei romeni di origine italiana ed io mi dimostrai subito molto curiosa di sapere anche il perché. Non durò molto a saperlo dallo stesso presidente della comunità, che mi coinvolgeva sempre di più nelle loro attività e nei loro convegni, ai quali partecipai volentieri, più volte, qui nel nostro Paese.
1 novembre, 1996, ad Oesti, Arges, in un villaggio nascosto tra monti e colline, si inaugurò un monumento dedicato ai militi italiani rifugiati da queste parti, dopo la seconda guerra mondiale, accolti ed alloggiati, affettuosamente dai contadini romeni. Alcuni di loro hanno scelto di vivere accanto alle donne romene, formando delle famiglie romeno- italiane, gli altri morirono col pensiero e con la nostalgia della loro terra natale, l’Italia, dato che, durante gli anni della dittatura era difficilissimo viaggiare nei paesi capitalisti, se non quasi impossibile, specialmente per chi aveva origine straniera. All’ evento parteciparono anche i rappresentanti delle autorità italiane presente nel nostro Paese, in quel periodo. Io fui lieta della proposta del presidente della Comunità italiana, appena fondata, di scegliere le parole che siano incise sul monumento, nella lingua italiana. Sfogliai qualche libro per ispirarmi, dato che il momento e la vicenda in sé erano difficili per me da intenderli nella profondità dei loro dettagli. Così, scelsi le parole di Cesare Pavese che mi sembrarono le più suggestive, parole che rimasero per sempre incise su un monumeto trovatosi su una contrada piena di laghi naturali e artificiali, dei bei paesaggi e degli eventi storici, che resero la nostra  vita felice e dolorosa, alla stesso tempo:
 ”Il dolore è come il lago che ti circonda...”
Le radici della Comunità italiana della Romania sono però, molto più vecchie e sorsero in un periodo difficile, di poverà,  in cui molti italiani emigrarono dalle nostre parti (specialmente dal Nord Italia), nella cerca di lavoro, così che, anche oggi, dopo tante generazioni, si sa che sono stati e lo sono ancora i migliori costruttori di strade o dei bravi lavoratori nelle carriere di pietra. La conquista delle libertà democratiche  ha concesso a loro di ritrovarsi la propria identità, gli avi e i parenti italiani mai visti, essendo  rappresentati anche nel nostro Parlamento. Noi, la maggioranza romena,  viviamo in piena armonia accanto a lor, lieti di arricchirci spiritualmente, loro contenti di avere due patrie e di viaggiare liberamente nel paese natale.Alcuni di loro hanno scelto di vivere in Italia, gli altri sono rimasti qui, nelle loro famiglie romeno- italiane, accanto a quelli che hanno accolto con affetto e premura i loro genitori e avi.
L’autunno se ne andrà con la sua malinconia, ma rimarrà la bella nostalgia delle storie raccontate “alla bocca della stufa”, riscaldate dal fuoco acceso insieme, in tal modo da non sentire più il freddo del dolore che circonda il lago, nell’abbraccio caloroso delle due rive.
Marilena Rodica Chiretu- Pitesti- Romania.
18 novembre, 2007.
 
 
Storia di un'emigrazione Italiana in Romania

C’è un tempo per tutti gli uomini. Il tempo dei miei antenati cominciò nel 1860, quando un grande gruppo d’italiani arrivò nel territorio dei Principati Romeni Uniti, uno stato di recente creazione. La maggior parte degli italiani – "talieni" come li chiamano i romeni – si stabilirono nel sud-est del Paese, nella regione Tulcea, una zona abitata già da molte minoranze etniche: inglesi, turchi, tartari, macedoni ecc. Quasi tutti gli italiani erano tagliatori di pietra o lavoravano nell’edilizia. Già qualche anno dopo, in Romania, si incontravano gruppi compatti di italiani in tutto il territorio. I miei antenati si stabilirono nella regione della Moldavia nel nord, alle pendici dei Monti Carpazi. All’inizio del 1900, nella città Piatra Neamtz (Pietra Tedesca) è segnalata l’esistenza di una grande comunità di italiani. La maggior parte di loro era originaria del Friuli e dell’Emilia-Romagna. Tra loro c’erano anche i miei parenti. Non ho conosciuto la mia nonna materna. Neppure mia madre se la ricorda bene perché la nonna è morta quando lei era ancora piccola. Tutti i suoi ricordi si legano alla memoria dei nonni originari di Modena, dove le hanno raccontato la storia dei suoi genitori.
Mio nonno si chiamava Spiridon e mia nonna Anna. Si conobbero dopo la Prima Guerra Mondiale quando Spiridon, all’età di 28 anni, incontrò Anna Navari, una piccola ragazza italiana di 14 anni, ad una festa da ballo organizzata della comunità italiana. Spiridon, uomo molto provato dalla guerra, era stato invitato a questa festa da un amico italiano. Dopo due o tre balli lui notò che la ragazza lo guardava insistentemente. In realtà, mio nonno era interessato alla sorella maggiore di Anna e desiderava sposarla. Ma il destino decise diversamente … Esisteva ancora un impedimento: i genitori di Anna non approvavano questa unione a causa delle origini macedoni di Spiridon.
Una sera d’estate Spiridon andò a cavallo nel villaggio di Anna per incontrarla. La notte fu d’aiuto ai due innamorati ma prima che abbandonassero il paese i genitori di Lei diedero l’allarme. I contadini accorsero. Mio nonno ritornò verso di loro, prese la sua pistole e sparò in aria. Tutta la gente sparì e anche Spiridon e Anna riuscirono a fuggire. Spiridon e Anna vissero insieme fino al 1946 quando mia nonna mori dando alla luce il suo tredicesimo bambino.
Con l’avvento del comunismo in Romania dopo l’ultima guerra mondiale, molte libertà e diritti delle minoranze sono stati annullati. Agli italiani che sono rimasti nel Paese è stato proibito di parlare la lingua materna. Oggi, solamente il 40% di essi parla italiano.
Italiani in Romania oggi


Ho scoperto la Comunità Italiana in Romania dopo il 1994. La sede centrale è proprio a Iassy, la città dove abito e che è anche il più grande centro universitario del mio Paese. Ho avuto la possibilità di conoscere quasi tutte le piccole comunità italiane, ho scritto dei reportage sulle Gcostruzioni che i nostri genitori hanno contribuito a erigere (e vi dico che sono bellissime), nei miei articoli (sono un giornalista) ho parlato dei grandi rappresentanti dell’Italia nella vita culturale, sociale e economica rumena. Per esempio, in una regione di sogno, nei Monti Carpazi, entro la città Piatra Neamtz e la cittadina Bicaz, i lavoratori italiani hanno edificato una stazione ferroviaria, un capolavoro. Sono considerati capolavori anche i monumenti funerari fatti dagli italiani per le grandi famiglie nobiliari rumene, situati in luoghi solitari nel grande Cimitero "Bellu" di Bucarest, o "Eternità" di Iassy o anche nel cimitero di Piatra Neamtz, o di Targoviste ecc. I nostri tagliatori di pietra e architetti hanno cambiato praticamente la concezione rumena dell’edilizia e questo si vede ancora oggi in tutto il Paese. In seguito, gli italiani hanno portato una ventata d´aria fresca nella cultura rumena. Oggi, il rappresentante della nostra minoranza nel Parlamento rumeno è una grande attrice d’origine italiana, Ileana Stana-Ionescu. Un altro attore grande è Misu Fotinò. Non manca la musica con un grande compositore, Horia Moculescu; neppure anche il calcio, con i fratelli Beccali che guidano il destino della sola squadra rumena che ha conquistato la Coppa Europea, lo STEAUA Bucarest.
Ho partecipato a qualche riunione della società civile rumena. Ogni volta sono stato trattato con rispetto e ammirazione perché rappresentavo la Comunità Italiana. E questo rispetto non è conquista di oggi o di ieri, ma un risultato del lavoro e del culto del lavoro con cui i nostri antenati hanno reso la loro patria conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. E queste qualità si riconoscono ancora oggi in Italia.
Questa è la mia storia, semplice e forse non interessante, con una sola morale: Ieri, i nostri antenati. Oggi, noi. Siete preparati?
Emanoil Arhip
Iassy - Romania
Emigrazione italiana in Romania


I rapporti italo-rumeni hanno origine in tempi remoti, a cominciare dal Medioevo, quando i principi rumeni facevano venire alla loro corte segretari, medici, maestri d’armi o di musica italiani per educare i loro figli. Oltre a questo, il commercio sul Mar Nero e sul Danubio veniva fatto anche dagli italiani che arrivavano a Constanta o Galati, portando cereali, seta ecc. Però, l’emigrazione italiana più importante può essere considerata quella del Settecento, quando arrivarono in Romania la maggior parte degli italiani, costruttori, decoratori, artisti, scultori, che hanno contribuito alla ricostruzione del Paese. Importanti costruzioni civili, industriali, monumentali e case private costruite da loro, sono visibili ancora oggi. In tutte le grandi città della Romania si trovano palazzi municipali, ospedali, chiese, stazioni, acquedotti, dighe, ferrovie, costruzioni forestali.
Parte di questi italiani arrivati in Romania sono ritornati nella terra di origine. Però una gran parte di essi si sono fermati qui, hanno formato delle famiglie perché hanno trovato un popolo molto simile al loro, vista l’origine comune: allegri, ospitali, sentimentali.
Gli italiani si sono stabiliti su tutto il territorio rumeno, anche se esistono dei luoghi in cui si sono costituiti veri e propri nuclei di italiani che mantengono usi e tradizioni anche ai nostri giorni.
Prima della guerra, gli italiani rimasti in Romania hanno sofferto molto. Sono stati costretti a rinunciare alla cittadinanza italiana, hanno dovuto consegnare alla polizia tutti i documenti attestanti la loro origine; alcuni di loro, quelli più benestanti, sono stati deportati e i loro beni sequestrati. I loro cognomi sono stati snaturati per acquisire sonorità rumene. Ed è per questo motivo che oggi per molti di loro è molto difficile dimostrare la propria origine, per riavere la cittadinanza italiana, cosa oggi possibile.

La comunità italiana in Romania


Attualmente, la Comunità Italiana di Romania, fondata nel 1990, si propone come obiettivo di ricomporre le antiche comunità. Le iniziative culturali organizzate, la pubblicazione di mensili e di libri riguardanti la storia degli italiani hanno come scopo la conservazione dell’identità nazionale. L’organizzazione, con sede centrale a Iasi, ha iscritti in tutta la Romania e filiali nei luoghi in cui si trovano dei nuclei di italiani: Bucarest, Buzau, Galati, Hateg, Bacau, Timisoara.
Gli italiani di Hateg, zona montana, sono discendenti dei lavoratori arrivati per lo sfruttamento dei boschi dello posto. Santamaria Orlea, Rau de Mori e Clopotnita sono tre dei paesi di questa zona in cui la popolazione italiana è prevalente. Un altro nucleo si trova a Greci (provincia di Tulcea) nella Dobrogea. Questi sono per la maggior parte marmisti, scultori, tagliatori in pietra e i loro antenati hanno partecipato alla costruzione dei ponti sul Danubio a Cernavoda.
A Iasi, località a Nord del Paese, sede centrale della Comunità Italiana, ci sono circa 400 italiani, discendenti di alcune famiglie, e quindi quasi tutti parenti tra di loro.
Emanoil Arhip
Iassy - Romania
De pe site- ul/ Dal sito: http://www.emigrazione-notizie.org/
 
Unione Latini nel Mondo
Sediul central/ Sede centrale-Treviso, Italia
 
L'UMANESIMO LATINO IN ROMANIA


Atti del Convegno
Craiova, 5-6 settembre 1998 - Auditorium Museo Nazionale d'Arte
Sono onorata e lieta di partecipare a questo convegno internazionale di studi che mi conferma, ancora una volta piacevolmente, le mie speranze per la rinascita dello spirito dell'umanesimo e dei valori della cultura e della civiltà italiana in queste nostre terre, che sembravano dimenticate da tutti dopo l'oscurità delle dittature. Appassionata, sin da bambina, della lingua italiana, ma condannata dal destino di non insegnarla e non parlarla specialmente negli ultimi anni del regime comunista, mi sono dedicata, dopo il 1989, interamente e con devozione, all'insegnamento della lingua italiana, studiata al Liceo d'Arte "Dinu Lipatti" della città di Pitesti. Non è stata cosa facile, dopo essere stata costretta a imparare e insegnare altre lingue straniere per quindici anni, ma sono felice ora di essere riuscita a porre le basi per l'insegnamento della lingua italiana nella mia città. Ho realizzato anche due libri per i miei allievi, e questo spinta non solo dalla necessità di completare la mancanza di materiali didattici nei primi anni dopo il 1989, ma anche dall'ardore di trasmettere un po' della bellezza e del fascino della lingua italiana. Sono lieta che, in poco tempo e in condizioni difficili, sia stato possibile ottenere dei premi importanti alle Olimpiadi Nazionali delle Lingue Romanze oltre a buoni risultati agli esami di maturità. Anche se a volte provo tristezza nel pensare che questa libertà che mi ha regalato la lingua italiana è arrivata per me troppo tardi, sono contenta che delle mie ex-allieve studino già l'italiano all'Università. Spero che, con il loro aiuto e con quello del popolo italiano, che non deve mai dimenticarci, siano più fortunate e proseguano l'attività di quei professori che ebbero il coraggio di amare sempre la lingua e il popolo italiano, anche negli anni del doloroso isolamento del regime comunista. Purtroppo noi, professori, allievi e studenti, in particolare nella mia città, che è prevalentemente industriale, avvisiamo spesso la mancanza delle opere dei grandi scrittori della letteratura del Novecento, specialmente di quelli degli ultimi vent'anni, ma non solo. L'imponente edificio della nuova biblioteca, che si sta costruendo nella nostra città, e le persone appassionate della lingua e letteratura italiana, che non sono poche, sarebbero liete di poterne disporre. Credo sia arrivato il momento che la gente comprenda di più l'importanza non solo delle lingue di larga circolazione, ma anche dell'italiano come incontestabile lingua di cultura. Anche per questo ho pubblicato nella rivista friulana di cultura, la "Panarie", l'articolo bilingue "Echi del Rinascimento italiano nella cultura romena". Lo spirito latino fu sempre presente nel nostro sangue e nelle nostre anime, e siamo felici che il popolo italiano, nostro fratello, ci abbia ritrovati, perduti in questo mare di slavi. Ringrazio la Comunità degli etnici italiani perché esiste e fa sì che noi, professori di lingua italiana, ci si senta più vicini all'Italia e al popolo italiano. Sono lieta che i friulani siano accanto a noi, non solo geograficamente, ma anche spiritualmente e affettivamente.
 Prof.ssa Marilena Rodica Chiretu- Pitesti - Romania
"Globalizzazione e Umanesimo Latino"
La Romania e l'Umanesimo Latino
New York, 1-3 maggio, 2000.
 
All'inizio di un nuovo secolo e di un nuovo millennio, l'Unione Latini nel Mondo ed i suoi illustri rappresentanti riescono ad imporre un nuovo ed audace movimento umanista in un'epoca piena delle più strepitose conquiste dell'intelligenza umana, della tecnica e della tecnologia moderna. Questo ritorno ai valori dell'Umanesimo Latino ci trasporta con il pensiero al fantastico Rinascimento italiano del Quattrocento e del Cinquecento e ai generosi mecenati che hanno contribuito all'arricchimento materiale e spirituale del patrimonio culturale, conservato lungo i secoli. Finalmente tutti insieme, i popoli latini militano per un'intensa vita culturale, che faccia l'uomo più sensibile ai problemi dei suoi simili e più ricco spiritualmente. Dopo cinquant'anni di isolamento, cinquant'anni di solitudine, cinquant'anni di comunismo, la Romania vive la gioia di essere ricevuta nella grande e nobile famiglia dei popoli latini, grazie alla fervida attività dell'Unione Latini nel Mondo e alla generosità del suo presidente, avv. on. Dino De Poli, un vero Lorenzo Dei Medici dei tempi moderni. Dai tempi più remoti, quando fu conquistata, colonizzata e romanizzata dagli antichi romani, fino ai tempi moderni, la terra di questo paese racconta al suo popolo dei suoi avi, dei suoi parenti. Sembra che racconti anche la statua del celebre poeta latino, Ovidio, esiliato a Tomis, che si erge anche oggi fiera, ma triste, nella città di Costanza, come anche le sculture in bassorilievo della Colonna di Traiano che si alza corraggiosamente, a spirale, verso l'azzurro del cielo di Roma, la capitale di ieri e di oggi. È terra ricca e bella, la Romania dei tempi moderni, la "Dacia Felix" dell'antichità e la sua capitale Bucarest, la "Piccola Parigi" dell'epoca interbellica. La fama di queste contrade però, si è accesa e si è spesa lungo il tempo, nella dura lotta contro i nemici che l'attaccarono, contro i golosi che la bramarono, contro i tiranni che la tormentarono. L'anno 1989 ha portato la luce della libertà, che il popolo romeno vorrebbe mantenere sempre accesa. Sicuramente, ci riuscirà, ma solo accanto ai suoi parenti ed amici, i quali, generosamente, gli hanno teso la mano. È la mano della fraternità, della solidarietà e dell'umanesimo. Uniti nello spirito latino, i popoli potranno affrontare con più lucidità, con più responsabilità, ma anche con più sensibilità, i problemi del nuovo secolo e del nuovo millennio, che mettono l'uomo davanti ad alte esigenze e sfide. La Romania, quest'isola latina in un mare di popoli slavi, deve occupare il meritato posto accanto agli altri paesi neolatini, perché solo insieme tutti saremo uno e ciascun sarà qualcuno. Terra europea da sempre, la Romania è geograficamente e strategicamente un'importante parte dell'Europa. Strettamente unita ai popoli neolatini, essa desidera partecipare attivamente al nuovo movimento di globalizzazione del mondo, fenomeno moderno ed audace, che non deve però portare all'omogenizzazione dei popoli, dei paesi e dei valori, ma allo sviluppo della diversità nell'unita e alla conservazione dello specifico nazionale. Mihai Eminescu, il nostro poeta nazionale, è il simbolo del nostro patrimonio culturale. È l'autore di un'opera che raffigura i nostri sentimenti e le nostre aspirazioni verso un mondo migliore, la cui creazione è anche una perpetua lotta fra la luce ed il buio. Affascinata dall'universo della poesia eminesciana, la professoressa Rosa De Conte, per molto tempo titolare della cattedra di lingua e di letteratura romena dell'Università di Roma, affermò: "Nella poesia di Eminescu, la luce non è presente soltanto come elemento cromatico. Essa e tramite essa, si rivela la sconfinata distesa oceanica che diventa cosciente di se stessa, allor quando la nebbia che la avvolge si disfa all'urto dei raggi di sole". Che il Duemila spalanchi le finestre del mondo, perché entrino i raggi caldi del sole della speranza e la gioia della luce, nelle nostre case, nelle nostre anime e nella nostra mente. Solo così, la luce potrà vincere il buio, e la nebbia di dissiperà, annunciando una nuova rinascita del mondo. I romeni, accanto agli etnici italiani del nostro Paese, sono grati a quelli che, con la loro generosità e fatica, fanno sì che i popoli ritrovino nello spirito della latinità e dell'umanesimo, conservando così le antiche radici della nostra esistenza.
Prof.ssa Marilena Rodica Chiretu- Pitesti, Romania.
 
 
"Prezentul amintirilor"
de Marilena Rodica Chiretu- Editura "Paralela 45", Pitesti 1999.
Bucuria de a trăi împreună
 
“Nu-i asta oare patria străbună?
Nu mi-a hrănit ea fiinţa
la sânul ei cu dragoste fierbinte?
Nu-i asta ţara-n care-mi pun credinţa,
blândă şi dulce mumă
ce adăposteşte-a moşilor morminte?
Francesco Petrarca
(traducere: Eta Boeriu)
Italienii! Iată o prezenţă plăcută pe care am descoperit-o pe teritoriul României, mai ales după ’89, o etnie despre care se ştia puţin şi care vine să completeze, în mod plăcut, peisajul exis-tenţei noastre şi să ne îmbogăţească spiritual.
Se pare că destinul a vrut ca între români şi italieni să fie o permanentă legătură. Se pare că, încă din cele mai vechi timpuri, a existat o inevitabilă atracţie, o ascunsă simpatie şi chiar o fascinaţie, între strămoşii lui Decebal şi cei ai lui Traian. Altfel, nu s-ar putea explica cum, după o îndârjită luptă, urmată de o grea şi dureroasă înfrângere, Dacii şi Romanii aduşi de Traian pe frumoasele şi bogatele noastre ţinuturi, au trăit şi muncit împreună, s-au iubit chiar, formând, în timp, un nou popor, po-porul român.
Italienii nu trebuie să uite că suntem fraţii lor, chiar dacă noi nu ne bucurăm de faima, splendoarea şi forţa Italiei, care a păstrat ceva din măreţia Imperiului Roman, în timp ce noi am suportat vicisitudinile vremurilor, rămânând singuri, ca o “insulă” latină într-o “mare” de popoare slave, râvnită de atâţia pentru frumuseţile şi bogăţiile ei. Şi sunt sigură că şi italienii simt puterea legăturii de sânge. Altfel, nu ar fi venit atâţia să ne ajute să construim drumuri şi multe alte lucruri folositoare, unii dintre ei rămânând prin ţinuturile noastre, fascinaţi de românce şi de ţara noastră. Şi noi i-am primit cu drag, ca prieteni şi fraţi în acelaşi timp. Şi tocmai de aceea astăzi, când sunt pe punctul de a deveni o importantă etnie, o putere în raporturile româno-italiene, ar fi necesar să ne amintim frumoasele versuri ale celebrului poet italian Francesco Petrarca din canţona “Italia mea ...”. Da, dragi români de origine italiană, pentru mulţi dintre voi, acesta este pământul pe care l-aţi “atins” pentru prima oară, această ţară este “cuibul” unde mulţi aţi fost crescuţi, chiar dacă nu întotdeauna “atât de plăcut”, şi aceasta este patria în care trebuie să aveţi încredere şi care îi “adăposteşte” pe unii dintre strămoşii voştri! Trebuie să fiţi fericiţi pentru că aţi fost “condamnaţi” de destin să aveţi două “mame” grijulii, două patrii, fiind astfel mai bogaţi spiritual şi nu numai. Nu trebuie să alegeţi dintre cele două “mame” pe cea mai frumoasă şi pe cea mai bogată! Nu trebuie să vă simţiţi acum mai italieni şi mai puţin români, în timp ce, în trecut, unii dintre voi vă ascundeaţi originea italiană, numai pentru că, acum, noi, românii, suntem mai săraci! Riscaţi ca, într-o zi, unii dintre voi să vă simţiţi dezrădăcinaţi!
Şi, tocmai de aceea, eu cred în importanţa ziarului “Forza latina”, care ar trebui să capete puterea publicaţiilor celorlalte etnii şi să apară în ediţie bilingvă, pentru a satisface marea dorinţă de informare a italienilor din România şi nu numai, fără să îi rănească, însă, pe românii care doresc şi ei să-i cunoască mai bine pe conaţionalii lor, să împartă cu ei bucuriile, preocupările şi speranţele lor, pentru că unitatea în diversitate este unul dintre cele mai frumoase lucruri din lume şi este adevărata “forţă latină” care trebuie să renască.
În dificilele condiţii în care îşi desfăşoară activitatea,
Comunitatea etnicilor italieni din Piteşti a reuşit, în scurt timp, să înceapă o pasionată muncă, făcându-ne să simţim că mai este încă “forţă latină” în sângele şi sufletele noastre, atât în cele ale italienilor, cât şi în cele ale românilor pasionaţi de Italia, de cul-tura şi civilizaţia sa.
Într-o lume dominată de bani, sper într-o revenire la adevă-ratele valori şi cred că este datoria italienilor înşişi să iniţieze o nouă Renaştere culturală, pentru a nu fi copleşiţi de interese meschine, de afaceri şi jocuri politice.
Articol aparut si in ziarul “Forza latina” nr. 3 / 1997, Piteşti, cu ocazia
 celui de-al II-lea Congres Naţional al etnicilor
italieni din România, 28 iunie 1997, Piteşti.
"Il presente dei ricordi" di MarilenaRodica Chiretu
Edizione bilingue, Pitesti 1999.
La gioia di vivere insieme
“Non è questo’l terren ch’i’toccai pria?
Non è questo’l mio nido,
Ove nutrito fui sì dolcemente?
Non è questa la patria in ch’io mi fido,
Madre begnina e pia,
Che copre l’uno l’altro mio parente?”
Francesco Petrarca dal “Canzoniere"
Gli italiani! Ecco una presenza piacevole che scoprimmo sul territorio della Romania, specialmente dopo ’89, un’ etnia sulla quale si sapeva poco e la quale viene a completare, meraviglio-samente, il paesaggio della nostra esistenza ed ad arricchirci spiritualmente.
Sembra che il destino voglia che tra i romeni e gli italiani sia un permanente collegamento. Sembra che dai più remoti tempi, ci sia stata un’inevitablie attrazione, una nascosta simpatia e proprio un fascino, fra gli eredi di Decebalo e quelli di Traiano. Altrimenti non si potrebbe spiegare come, dopo un’accanita lotta seguita da una difficile e dolorosa sconfitta, i Daci ed i Romani portati da Traiano sulle nostre belle e ricche terre, abbiano vissuto e lavorato insieme, si amarono proprio, formando, in tempo, un nuovo popolo, il popolo romeno.
Gli italiani non devono dimenticare mai che siamo i loro fratelli, anche se noi non godiamo la  fama, lo splendore e la potenza d’Italia che ha conservato qualcosa della grandezza dell’Impero Romano, mentre noi abbiamo sopportato le vicissitudini del tempo, rimanendo da soli, come un “isola” latina in un “mare” di popoli slavi, bramata da tanti per le sue bellezze e ricchezze. E sono sicura che anche gli italiani sentono la forza del legame del sangue. Altrimenti non sarebbero venuti in tanti ad aiutarci a costruire delle strade e molte altre cose utili, molti di loro rimanendo sulle nostre contrade, affascinati dalle donne romene o dal nostro paese. E, noi li abbiamo accolti affettuosamente, come amici e fratelli nello stesso tempo. Ed è per questo che oggi, quando stanno per diventare un’ importante etnia, una forza nei rapporti romeno-italiani, sarebbe utile ricordarsi i bei versi del celebre poeta italiano Francesco Petrarca della canzone “Italia mia ...” Sì, cari romeni di origine italiana, per molti di voi questa è la terra che avete “toccato” per la prima volta, questo paese è il “nido” dove molti siete stati allevati, anche se non sempre “sì dolcemente”, anche questa è la patria in cui dovete avere fiducia e “che copre” alcuni dei vostri avi! Dovete essere felici  perché siete stati “condannati dal destino di avere due “madri” premurose, due patrie, essendo così, molto più ricchi spiritualmente, e non solo. Non dovete scegliere tra le due “madri” la più bella e la più ricca! Non dovete sentirvi adesso più italiani e meno romeni, mentre in passato alcuni vi nascondevate l'origine italiana, solo perché ora, noi romeni, siamo più poveri! Correte il rischio che, alcuni, un giorno vi sentiate spaesati!
Ed è per questo che io credo nell’importanza della gazzetta “Forza latina” che dovrebbe acquistare il potere delle pubblicazioni delle altre etnie e che dovrebbe essere bilingue, per soddisfare il gran desiderio di informazione degli italiani di Romania e non solo, senza ferire però , i romeni che desiderano anche loro conoscere di più i loro connazionali, condividere le loro gioie, le loro preoccupazioni, le loro speranze, che desiderano essere davvero insieme, perché l’unità nella diversità è una tra le cose più belle del mondo ed è la vera “forza latina” che deve rinascere.
Nelle difficili condizioni in cui si svolge l’attività, la Comunità degli etnici italiani di Piteşti riuscì, in breve tempo, iniziare un appassionato lavoro, facendoci sentire che c’è ancora “forza latina” nel nostro sangue e nelle nostre anime, tanto in quelle degli italiani, quanto in quelle dei romeni appassionati dell’ Italia, alla sua cultura e civiltà.
In un mondo dominato dal denaro, spero in un ritorno ai veri valori e credo che sia il dovere degli italiani stessi che inizino un nuovo rinascimento culturale, per non essere sopraffatti da interessi meschini, dagli affari e dai giochi politici.
Apparso anche sul giornale “Forza latina” nr. 3 / 1997, Piteşti, in occasione
del secondo Convegno Nazionale degli etnici italiani
 di Romania, 28 giugno 1997, Piteşti .

 

Împreună ... în paginile istoriei
 
Aleardo Aleardi este unul dintre ultimii romantici ai cauzei naţionale, fiind reprezentantul “celui de-al doilea romantism” al literaturii italiene.
Născut la Verona în 1812, poetul patriot Aleardi a fost prezent, de-a lungul vieţii, la cele mai importante momente ale luptei poporului italian pentru libertatea, independenţa şi unitatea Italiei, ameninţate de Imperiul Habsburgic.
După pacea de la Villafranca, poetul se întoarce în Toscana şi aici scrie poemul “Cei şapte soldaţi”, publicat la Florenţa în 1861 şi dedicat marelui revoluţionar Giuseppe Garibaldi.
Se spune că acest poem ar fi fost scris după informaţiile unui corespondent englez, care ar fi afirmat că l-a văzut pe Garibaldi oprindu-se pe câmpul de luptă în faţa unui soldat străin, care strângea arma în mâinile împietrite de moarte.
Soldaţii despre care este vorba în acest poem (boemi, croaţi, unguri, români) sunt victime ale bătăliei de la San Martino, dintre italieni şi habsburgi.
Substituindu-i-se lui Garibaldi, poetul povesteşte cum, cobo-rând într-o vale, a avut impresia că aude plânsul văilor Serbiei, Bosniei şi Transilvaniei. Acolo, a observat un preot român care se ruga la căpătâiul unui soldat mort pe câmpul de luptă.
După ce a făcut o rugăciune pentru cel dispărut dintre cei vii, preotul a depănat povestea celorlalţi soldaţi morţi. Cu acest prilej, el povesteşte momente din viaţa sa, făcând şi o frumoasă descriere a Transilvaniei. Poetul condamnă, prin intermediul poemului său, blestemata tragedie a popoarelor germanice şi latine, constrânse de Imperiul Habsburgic să se “sfâşie” între ele.
Marilena Rodica Chiretu
15 noiembrie 1995
Insieme ... nelle pagine della storia
 
Aleardo Aleardi è uno degli ultimi romantici della causa nazionale, essendo un rappresentante del “secondo roman-ticismo” della letteratura italiana.
Nato a Verona, nel 1821, il poeta patriota Aleardi, fu presente, lungo la vita, ai più importanti momenti della lotta del popolo italiano per la libertà, l’indipendenza e l’unità dell’Italia, minacciata dall’ Impero Absburgico.
Dopo la pace di Villafranca, il Poeta torna in Toscana e ci scrive il poema ”I sette soldati”, pubblicato a Firenze, nel 1861, e dedicato al grande rivoluzionario Giuseppe Garibaldi.
Si dice che questo poema fosse stato scritto secondo le informazioni di un corrispondente inglese, il quale avesse affer-mato di aver visto Garibaldi fermandosi, sul campo di battaglia, davanti ad un soldato straniero, che stringeva l’arme nelle mani impietrite dalla morte.
I soldati di cui si parla in questo poema (boemi, croazi, ungheresi, romeni) sono le vittime della battaglia di San Marti-no, fra gli italiani e gli absburgi.
Sostituendosi a Garibaldi, il Poeta racconta come, scendendo in una valle, ebbe l’ impressione di aver udito il pianto delle valli della Serbia, della Boemia e della Transilvania. Lì, egli osservò un prete romeno, che pregava al capezzale di un soldato morto sul campo di battaglia.
Dopo aver fatto la preghiera per quello scomparso, il prete raccontò la storia degli altri soldati morti. In quest’ occasione, egli narra dei momenti della sua vita, facendo anche una bella descrizione della Transilvania. Il Poeta, tramite il suo poema, condanna la maledetta tragedia dei popoli germanici e latini, costretti dall'’Impero Absburgico a lottare fra di loro.
Marilena Rodica Chiretu
il 15 novembre 1995